NomadBSD è una distro BSD diversa dalle altre distro BSD disponibili, in quanto è una distro live basata su FreeBSD e ha a disposizione un sistema di riconoscimento automatico dell’hardware e un apposito tool per la configurazione iniziale.

NomadBSD è stata progettata per essere “usata come sistema desktop che funziona direttamente out of the box, ma può anche essere utilizzata per il recupero dei dati, per scopi educativi, o per testare la compatibilità hardware di FreeBSD ”.

Questa BSD tedesca arriva con un desktop basato su OpenBox e con la dock della applicazioni Plank.

Inoltre NomadBSD fa uso del progetto DSB.

DSB sta per “Desktop Suite (for) (Free)BSD” e consiste in una serie di programmi progettati per creare un ambiente semplice e funzionale senza la necessità di avere tonnellate di dipendenze.

Il progetto DSB è stato creato da Marcel Kaiser, che è inoltre uno degli sviluppatori principali di NomadBSD.

Il 21 Aprile scorso è stata rilasciata la versione 1.2 di NomadBSD.

Questo sta a significare che questa distro adesso è basata su FreeBSD 12.0-p3.

La distro ha il supporto a TRIM abilitato di default e uno dei più grandi cambiamenti, in confronto alle altre distro BSD-based e che il setup iniziale tramite riga di comando è stato rimpiazzato con una interfaccia grafica basata su Qt.

Gli sviluppatori inoltre hanno aggiunto un tool, sempre basato sulle librerie Qt5, che permette di installare la distro su hard disk.

In questa versione inoltre è stato migliorato il supporto al comparto grafico ed è stato anche aggiunto anche il supporto alla creazione di immagini a 32-bit.

Installare NomadBSD

Dato che NomadBSD è stata progettata come una distro live, per poterla installare ci basta avere a disposizione una pennetta USB.

Per prima cosa dobbiamo scaricare la iso da utilizzare. Abbiamo diverse opzioni tra cui scegliere in base all’hardware a nostra disposizione, 64-bit, 32-bit o 64-bit Mac.

Per poter installare la iso abbiamo bisogno di un dispositivo USB con almeno 4 GB di spazio a disposizione.

Per quanto riguarda i requisiti minimi, sono molto bassi, in quanto viene richiesto un processore da 1.2 GHZ e 1 GB di RAM. Inoltre la distro supporta sia l’UEFI che i “BIOS” più vecchi.

Tutte le immagini disponibili per il download sono compressi come file .lzma.

Per questo una volta che avremo scaricato il file, dobbiamo estrarre il file .img contenuto al suo interno.

Se stiamo usando un sistema basato su GNU/Linux, possiamo usare uno dei seguenti comandi:

lzma -d nomadbsd-x.y.z.img.lzma

oppure

xzcat nomadbsd-x.y.z.img.lzma

Assicuriamoci sempre di rimpiazzare la parte del comando indicata con x.y.z con il corretto nome del file che abbiamo scaricato.

Prima di poter procedere all’installazione dell’immagine sul dispositivo USB, dobbiamo trovare l’id del dispositivo USB stesso.

Per farlo possiamo usare il comando lsblk da terminale.

Prendendo in considerazione che il valore dell’id che ci è stato restituito dal comando lsblk sia sdb, possiamo scrivere il file immagine sul dispositivo tramite il programma dd.

Per farlo ci basta digitare dal terminale il comando:

sudo dd if=nomadbsd-x.y.z.img of=/dev/sdb bs=1M conv=sync

Anche in questo caso dobbiamo fare attenzione al nome del file e controllare che sia identico a quello del file che abbiamo scaricato dalla pagina ufficiale del progetto.

Se non siamo amanti del terminale possiamo usare anche un tool grafico come Etcher per installare la iso sul nostro dispositivo USB.

Se non stiamo utilizzando un ambiente GNU/Linux ma siamo invece su una macchina con Windows, avremmo bisogno di 7-zip per estrarre il file immagine e poi possiamo utilizzare il già citato Etcher oppure Rufus per scrivere l’immagine sull’USB.

Una volta avviato il dispositivo USB, ci troveremo davanti un semplice tool di configurazione.

Dopo aver risposto alle domande richieste ci troveremo davanti il semplice e minimale desktop di OpenBox.

La mia esperienza con NomadBSD è stata piacevole. Una volta che ho configurato poche cose, la distro era pronta e funzionale.

NomadBSD è un progetto interessante e spero sia il primo di una nuova generazione di distro BSD che si focalizzano maggiormente sulla mobilità e sulla facilità di utilizzo.